Il Seicento e il Settecento

Gallerie d'Italia Napoli - Palazzo Zevallos Stigliano

Salendo lo scalone d’onore di Palazzo Zevallos Stigliano si accede al secondo piano dove si snoda il percorso espositivo delle Gallerie d’Italia di Napoli.

L’ultimo Caravaggio per iniziare

L’itinerario parte idealmente dalla Sala degli Stucchi dove è conservato il capolavoro indiscusso della collezione: il tragico Martirio di sant’Orsola (1610), dipinto a Napoli da Caravaggio poco più di un mese prima della sua morte. L’episodio del martirio della santa è qui concentrato nel suo momento culminante e ridotto all’essenziale, fuori dagli schemi della precedente tradizione iconografica.

Gallerie d'Italia Napoli - Palazzo Zevallos Stigliano

 

I protagonisti del Seicento napoletano

Si prosegue nella Sala degli Amorini, il cui nome deriva dalla presenza di putti nella decorazione della volta a cui si accompagna un ricco fregio parietale che corre lungo tutto il perimetro della sala.

Qui ti troverai a tu per tu con la nostra collezione seicentesca in grado di delineare le vicende principali della pittura a Napoli nel corso del secolo: dalla svolta naturalistica determinata dall’arrivo di Caravaggio nella città partenopea nel 1606 fino ai fasti della stagione barocca.

Alcune perle qui conservate includono:

  • Giuditta decapita Oloferne, attribuita all’artista fiammingo dallo stile caravaggesco Louis Finson
  • il solenne San Giorgio di Francesco Guarini, posto a cavallo tra la grazia aristocratica di Massimo Stanzione e il potente realismo di Jusepe de Ribera
  • Sansone e Dalila, creazione tipica di Artemisia Gentileschi, pittrice tragica dalla straordinaria intensità del Seicento italiano, e del suo repertorio di eroine femminili.

Gallerie d'Italia Napoli - Palazzo Zevallos Stigliano - 02

 

L’arte barocca di Luca Giordano

Il rinnovamento della tradizione pittorica si deve soprattutto al genio di Luca Giordano, che impresse una decisiva svolta in senso barocco.
Tra i suoi capolavori, il monumentale Ratto di Elena (1660 circa) è un esempio eccellente della tipica produzione di soggetti mitologico-letterari più volte frequentati nella sua carriera.

Tappa esemplare nel proseguimento della direzione barocca avviata da Luca Giordano è senza dubbio la straordinaria tela di Francesco Solimena con Agar e Ismaele nel deserto confortati dall’angelo (1690 circa). Pur nella sua esuberanza pittorica, l’opera esprime la ricerca di una fermezza e di una nobiltà disegnativa che già preannuncia le inclinazioni classicistiche del nuovo secolo.

Di una linea accademica alternativa all’esuberanza pittorica di Giordano, è l’opera di Francesco Di Maria del quale si ammira il Cristo benedicente (1658 circa), ispirato a principi di rigore disegnativo e compostezza classica.

Tra nature morte e pitture ridicole

La natura morta rappresenta un nucleo significativo della collezione delle Gallerie d’Italia di Napoli. Questo genere artistico, è illustrato da una selezione ridotta ma efficace di quadri, tra i quali due Sottoboschi (1650-1656 circa) di Paolo Porpora – il pioniere italiano di questa specialità – e due note composizioni del più noto e versatile pittore Giuseppe Recco.

Del Settecento si distinguono le due opere di Gaspare Traversi, napoletano di nascita e di formazione ma dagli anni Cinquanta stabilmente attivo a Roma: La lettera segreta e Il concerto (entrambi 1755-1760 circa) appartengono al repertorio più tipico della sua produzione, inquadrabile nell’ambito delle “pitture ridicole” care alla tradizione comico-popolare.

Le vedute di Napoli di van Wittel

La Sala degli Uccelli delle Gallerie d’Italia ospita opere pittoriche che tracciano la storia della rappresentazione di Napoli e della Campania tra Settecento e Ottocento.

Il percorso si avvia con quattro tele dell’olandese Gaspar van Wittel, considerato uno degli iniziatori del vedutismo moderno basato sulla precisione quasi topografica della scena. Segnaliamo in particolare la Veduta di Napoli con Largo di Palazzo (primo quarto del XVIII secolo) e la Veduta di Napoli con il borgo di Chiaia da Pizzofalcone (1729), straordinarie per la loro accuratezza e il respiro panoramico.