Il Novecento

Il nuovo allestimento della collezione del Novecento

Cantiere del ’900 è il progetto dedicato alla valorizzazione della collezione di opere del XX e XXI secolo di Intesa Sanpaolo, raccolta che riveste una notevole importanza nel panorama collezionistico italiano per la qualità e la completezza con cui documenta la produzione artistica del periodo.

Essa è costituita da oltre 3.000 opere, provenienti dalle diverse banche confluite nel gruppo, a cominciare da quelle della Banca Commerciale Italiana, di cui il palazzo di Piazza della Scala era la sede centrale. Con attenzione per le diverse forme espressive manifestatesi nel corso del Novecento, in particolare del secondo dopoguerra, le collezioni accolgono nuclei rilevanti, per ampiezza e capillarità, delle principali tendenze del periodo, valorizzando le forme di sperimentazione del linguaggio, dalle prospettive dell’astrazione degli anni Quaranta-Cinquanta, alle esperienze dell’Informale, all’intreccio fra Nuova Figurazione, ricerche verbo-visuali e “nuove avanguardie” degli anni Sessanta-Settanta, alla documentazione delle vicende artistiche degli anni Ottanta e Novanta, accostando ai nomi maggiori esemplari di tutti i protagonisti di situazioni attive nei diversi centri dell’arte nella penisola.

La poliedricità delle raccolte è un serbatoio al quale attingono i progetti espositivi realizzati nelle Gallerie d’Italia. Il nucleo qui presentato, completato dall’ampio volume di opere conservate nel caveau, ne è una scelta rappresentativa. È esposta una selezione di capolavori dell’arte degli anni Cinquanta-Ottanta, che raccontano diversi “percorsi” attraverso cinque sale e il salone che le connette.

Nel salone sono proposte alcune opere scultoree legate ai temi delle sale che circondano l’ambiente (con le sculture di Carrino e Staccioli fondate su una volontà costruttiva, ma anche di interpretazione degli spazi e dei caratteri architettonici, poste accanto a lavori di Pascali e Cavaliere, che diversamente mettono in gioco le qualificazioni della scultura come forma e come racconto. Oltre a queste, l’opera di Colla, che si connette alla sala intitolata alle Geometrie variabili.)

Le sale laterali sono definite a partire da alcuni essenziali criteri di indagine che collegano le opere tra loro, facendo leva su fattori formali e tematici.

In queste si ritrovano le ragioni di una esplorazione delle possibilità compositive e formali fondate sulle maggiori poetiche cresciute fra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta nell’ambito delle tendenze, prioritariamente non-figurative, che hanno caratterizzato l’arte italiana del periodo, in relazione con il contesto internazionale.

Arte nucleare. Altre dimensioni del reale, tra Milano e Napoli

Nei mesi di luglio e agosto 2020 la Sala delle Colonne, all’interno del percorso di Cantiere del ‘900, offre un ulteriore approfondimento temporaneo dedicato alle opere di arte nucleare in collezione Intesa Sanpaolo.

L’arte “nucleare” ha fuso le sperimentazioni dell’Informale con l’immaginario generato dalle speranze, dalle allucinazioni e dai timori indotti dall’energia atomica. Se la tragedia della bomba atomica ha portato a una diffusa paura nei confronti della distruzione che l’energia nucleare può operare, la forza trasformativa che essa produce ha trovato corrispondenze con la natura eversiva di un’arte che modifica il concetto di forma, grazie anche a nuove procedure tecniche (pittura a smalto, dripping e altre modalità di stesura e assorbimento del colore).

La spinta verso tali istanze si definisce tra la fine del 1951 e l’inizio del 1952 attraverso le procedure adottate da autori come Gianni Dova, Gianni Bertini e quindi Enrico Baj e Sergio Dangelo, che elaborano il Manifesto della Pittura Nucleare, presentato in una mostra a Bruxelles.

In dialettica con le aspirazioni a una relazione con le trasformazioni scientifiche espresse dallo Spazialismo – con il quale movimento, e in particolare con Fontana, si stabiliscono rapporti di collaborazione –, i nucleari esplorano l’ignoto, l’inconscio, con un occhio rivolto al carattere magmatico, informe, germinativo, che individuano tanto nel microcosmo molecolare quanto nelle galassie lontane.

Per queste vie, accanto al dialogo con il mondo artistico francese e nord-europeo (in particolare la rivista Phases di Edouard Jaguer e i componenti del gruppo Co.Br.A.), nella seconda metà degli anni Cinquanta si sviluppano rapporti con il gruppo di giovani artisti napoletani che costituiscono il Gruppo ’58 e la rivista Documento Sud, che va ad affiancarsi, tra i fogli d’avanguardia dell’epoca, a Il Gesto, del gruppo milanese.

Nell’ambito del Movimento Nucleare si inserisce anche il manifesto Contro lo stile, del 1957, nel quale ha parte attiva Piero Manzoni che, operando accanto ad altri giovani artisti milanesi – Ettore Sordini, Angelo Verga e Arturo Vermi –, matura in quel periodo il decisivo distacco dalla pittura, all’interno della quale si sono comunque definite le caratteristiche dell’arte nucleare.

Tra i protagonisti di questa vivace situazione è stato Lucio Del Pezzo, che da Napoli, come anche Bruno Di Bello, si è trasferito a Milano, proseguendo poi la sua attività su altre lunghezze d’onda . Si rende qui omaggio all’artista, vittima della pandemia di questi mesi, con una selezione delle sue opere presenti in collezione.


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