Palazzo del Banco di Napoli

Progettato da Marcello Piacentini alla fine degli anni Trenta del Novecento, il Palazzo, già sede del Banco di Napoli, è oggi ripensato con i più innovativi criteri museografici grazie al progetto architettonico di Michele De Lucchi – AMDL Circle che prosegue e amplia l’offerta espositiva e culturale proposta nel vicino Palazzo Zevallos Stigliano dal 1999 al 2022.

1534

Inizia l’occupazione del grande isolato di San Giacomo su iniziativa del viceré don Pedro de Toledo. A fine secolo è istituito il banco pubblico di San Giacomo e Vittoria.

1806

Con la dominazione francese e la soppressione del banco, che confluirà nel Banco delle Due Sicilie, si avvia una prima trasformazione dell’isolato.

1826

A seguito della restaurazione dei Borbone, un monumentale edificio accoglie i Ministeri di Stato. Nel complesso sono inclusi un palazzetto neoclassico della Borsa e una moderna galleria interna in ferro e vetro.

1871

Dopo l’Unità d’Italia emergono le prime ipotesi per una moderna sede della direzione generale del Banco di Napoli, sorto dalla scissione del Banco delle Due Sicilie.

1940

Dopo soli 13 mesi di lavori, il 9 maggio viene inaugurata la nuova sede del Banco di Napoli progettata da Marcello Piacentini.

2022

Si inaugurano le nuove Gallerie d’Italia - Napoli con un progetto di rifunzionalizzazione architettonica di Michele De Lucchi.

Il palazzo del Banco di Napoli, realizzato su progetto di Marcello Piacentini, venne inaugurato il 9 maggio 1940, quale moderna sede centrale dell’antico istituto. L’edifico sorge su parte del lotto anticamente occupato dal grande complesso di San Giacomo dove, a partire dal terzo decennio del Cinquecento, venne avviata la costruzione di una chiesa e di un ospedale dedicati al patrono di Spagna, su iniziativa del viceré Pedro de Toledo, quale istituzione religiosa e assistenziale di riferimento degli spagnoli residenti in città. La presenza a partire dal 1597 dell’antico Banco di San Giacomo e Vittoria, confluito durante il decennio francese nel Banco delle Due Sicilie e, in epoca post-unitaria, in quello di Napoli, rappresenta un carattere distintivo e permanente dei luoghi.

Nel corso dell’Ottocento l’area è interessata dall’insediamento della sede degli uffici finanziari e successivamente da quella dei Ministeri di Stato borbonici progettati da Stefano Gasse. La parziale demolizione di questo imponente edificio offre l’occasione, negli anni ’30 del secolo scorso, per la realizzazione di una grandiosa e moderna sede dell’istituto bancario napoletano, attraverso il coinvolgimento dell’architetto di riferimento della cultura architettonica nazionale dell’epoca.

Sul finire del 1938, Piacentini intraprende il progetto dell’edificio occupandosi del disegno degli esterni e dell’impianto architettonico, dei dettagli delle sale interne, di tutte le decorazioni, i rivestimenti, i corpi illuminanti realizzati da Fontana Arte, gli elementi di arredo. Il disegno del prospetto principale mostra la monumentalità tipica degli edifici pubblici piacentiniani, con una evidente rielaborazione in chiave modernista di elementi classici e michelangioleschi, come l’ordine gigante, l’imponente basamento con grandi finestroni, che sembrano emergere dalla pietra, e il massiccio blocco centrale a cinque fornici, dove l’alternanza tra sistema ad arco e architravato rimanda a soluzioni formali riferibili ai grandi palazzi rinascimentali. All’interno di questa stessa esperienza figurativa, peraltro, si inserisce la tradizionale tripartizione della facciata, con l’austero basamento in pietra di Billiemi, la fascia intermedia in travertino e l’attico di chiusura. Il fronte dell’edificio è arretrato rispetto alla linea di sedime delle altre costruzioni di via Toledo, elemento che conferisce maggiore grandiosità al prospetto. L’austerità della facciata principale viene mitigata nei cortili interni, dove l’utilizzo del laterizio rimanda alle coeve sperimentazioni tedesche e americane.

Aspetto distintivo di tutto il progetto è la grande attenzione alla scelta dei materiali. La pietra grigia di Billiemi e il travertino contribuiscono a conferire solennità alla facciata; il granito rosso delle colonne del vestibolo prelude al marmo verde Issorie del pavimento e al marmo rosa Vallestrona delle pareti della grande sala ipostila delle casse, la più grande tra quelle realizzate all’epoca.

Lo scalone monumentale, con vetrate istoriate di Luigi Parisio, conduce al secondo piano, dove il marmo etiope del Salone delle Assemblee gode della calda luce diffusa attraverso i raffinati finestroni schermati da lastre di alabastro. Un grande spazio a doppia altezza con volta cassettonata e lunette piane che rimanda agli impianti basilicali di età romana.

Ogni dettaglio dell’edificio appare sotto il pieno controllo del progettista, dal disegno dei marmi di rivestimento dei pavimenti e delle pareti, delle doppie porte in legno, di lampade e lampadari, fino alle piastrelle utilizzate in ambienti di minor rappresentanza, all’uso del calcestruzzo e del vetrocemento nel garage.

In anni recenti è da segnalare l’intervento del 1986 di Nicola Pagliara sul prospetto di via Toledo, che attraverso pregiati elementi di arredo come vasche, fioriere e sedili arricchisce l’austera facciata di Piacentini.

 

 

 

 

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